L'ANGOLO DELLE NEOMAMME
Allattamento e psicologia del neonato
di Claudia Mazzoni
Vorrei affrontare il tema dell’allattamento, facendo alcune considerazioni di carattere psicologico, nella speranza che questo possa aiutare qualche mamma a riflettere sull’importanza di allattare naturalmente il proprio figlio.
Durante i nove mesi di gestazione il piccolo essere è contenuto nell’ambiente caldo e protettivo dell’utero materno in cui avvengono non solamente scambi di natura fisiologica , ma anche psicoaffettivi. Il feto vive in totale dipendenza dalla madre, riceve il nutrimento necessario alla sua sopravvivenza, vive con lei emozioni e stati d’animo, sente il ritmo dei suoi battiti cardiaci, si è addirittura parlato di una attività onirica comune; vive  nel ventre materno , in un ambiente che lo avvolge e lo “contiene”. Non ho usato a caso quest’ultimo termine, in quanto così viene definito uno dei primari bisogni affettivi che caratterizzano il neonato. Egli ha necessità di contatto fisico, di essere avvolto in un abbraccio al contempo fermo e protettivo; in altre parole egli ha bisogno di ritrovare ,anche all’esterno, l’ambiente sensoriale ed affettivo che, per nove mesi, ha sperimentato nel grembo materno. Comprendere e soddisfare questo bisogno significa infondere quella sicurezza che è alla base di un buon sviluppo individuale. Come, infatti, sostengono alcuni eminenti studiosi in materia, per aprirsi al mondo bisogna aver costruito delle salde basi di sicurezza personale.
Nell’allattamento al seno, quest’ultimo aspetto è all’apice della sua esaltazione. La madre offre una parte del suo corpo, il contatto fisico è massimo accompagnato da sensazioni olfattive, di morbidezza, calore, e l’atto del nutrire si carica di un forte significato affettivo.  Capita assai frequentemente di osservare che durante questo intimo momento tra madre e figlio, il neonato fissi a lungo il volto della madre; l’atto che la madre compie ricambiando lo sguardo infonde questo bisogno di sicurezza, di sentirsi confermato nella propria esistenza che ogni neonato esprime. 

Per questo è importante che, se per svariate ragioni , la madre decida di passare all’allattamento artificiale, quest’ultimo non venga vissuto come un semplice dovere di tipo nutrizionale, ma un momento di intima relazione psicoaffettiva con il proprio figlio.  Il neonato ha bisogno di ritrovare sostegno e sicurezza emotiva sia che il latte venga dal seno della madre o dal biberon e , queste prime esperienze nutritive circondate da amore, favoriscono la creazione di un profondo legame , basilare per lo sviluppo di tutti i rapporti futuri. 
E’ sulla base di queste considerazioni che ritengo importante , che almeno per le prime settimane di vita, il biberon debba essere somministrato dalla madre, che rimane , come abbiamo visto,  il primo referente per il  neonato. Non voglio con questo assolutamente sminuire il ruolo di altre persone che  si prendono cura di lui: anch’esse rappresentano punti di riferimento importanti , ma come sostiene un’eminente psicoanalista francese , F. Dolto, di cui volutamente  riporto integralmente  le parole “ il fragile lattante ha bisogno non solamente di cure materne, di calore, di calma, di protezione – che chiunque potrebbe dargli -, ma anche dell’ambiente sensoriale e psicoaffettivo di colei che per lui è il primo cibo, mondo vivente.”.

Ho aperto questa piccola trattazione con un invito alla riflessione e mi auguro di aver offerto qualche valido spunto. Si è detto che i primi tempi di vita del neonato sono caratterizzati da una totale dipendenza fisica ed emotiva e da una conseguente serie di bisogni al contempo fisiologici e psicologici, che la madre, meglio di chiunque altro, è in grado di soddisfare. Anche l’atto del nutrire rientra in questi bisogni , per cui, sia che si decida per l’allattamento naturale o per quello artificiale, questo principio dovrebbe sempre essere tenuto in considerazione per favorire lo sviluppo armonico della personalità dei propri figli.
 


 

Copyright Claudia Mazzoni 2001