IL CANTUCCIO DEI PAPA'
IN VETTURA (1)
ovvero
L'AUTO ED IL TRASPORTO DEGLI INFANTI (1)
L’unica modificazione genetica subita dall’uomo nel corso della sua breve storia, cioè da quando si separò del gruppo delle scimmie (con grande soddisfazione di queste ultime, naturalmente) è avvenuta con l’invenzione dell’automobile, cioè di quel pozzo senza fondo che rappresenta, insieme alla casa, l’unico motivo per il quale una banca ci considera degni di poter accedere a quei santuari costituiti dalle loro filiali, altrimenti la nostra classificazione sarebbe appena un livello superiore a quella di una cicca masticata (che è poi il valore medio del nostro conto in banca). La macchina è entrata nel nostro DNA e quindi è per definizione “indispensabile”,  e come tutte le cose “indispensabili” anche la macchina entra nel processo di trasformazione dell’uomo in papà, anche se per fortuna non siamo ancora al livello degli americani dove il pupo appena nato lo mettono in una Buick, invece che nella culla.
Per questa ragione ho deciso di dare un ampio spazio a questo argomento, anche perché, per un’altra definizione (ma chi le ha mai stabilite queste definizioni ?) è l’uomo che deve occuparsi della macchina, ma è la moglie che decide quando deve essere lavata , deve essere cambiato l’olio, deve essere revisionata ecc. ecc. ecc. 

Quando il papà sente che c’è il bisogno di cambiare la macchina, a parte il solito collasso da spesa imprevista, normalmente accetta di buon grado l’idea e da buon praticone inizia subito a pensare a quella mitica spiderina due posti secchi di qualche anno fa, che non vengono a molto, fino a che non si inizia a considerarle pezzi di antiquariato, e che ha giusto un microsedile dietro adattisssssssimo per l’infante (tanto è piccolo no? Magari risparmiamo sul seggiolino!). Una breve e pacata discussione (scossa tellurica del grado 11 della scala Richter) e il mister capisce che la gentil consorte sta pensando a qualcosa un filo più grande: la mitica “stescion uegon”. In realtà la futura mamma sta pensando ad un caravan di 32 metri fuori tutto, ma più o meno si rende conto che sballerebbe un tantinello il bilancio famigliare (il famoso senso pratico delle donne N.A.), quindi ripiega sul mito degli anni ’80, sopravvissuto anche alla caduta del comunismo di cui rappresentava la forza maggiore, nel senso che se ad un comunista gli veniva l’idea di diventare capitalista, gli si faceva vedere una Station Wagon e lui cambiava subito idea.
La Station Wagon generalmente ha le dimensioni e le prestazioni di un carro merci (da qui il nome Wagon) ed è occupata per metà dal serbatoio, perché ciuccia da maledetti e normalmente finisce per fare solo i tre chilometri dal concessionario a casa, dato che facendosi fuori metà del serbatoio in quel tragitto, il buon papà finisce per lasciarla sempre ferma (da qui il nome Station, cioè stazionaria, ferma, immobile .. insomma sta lì!).
Con un po’ di psicologia da romanzo giallo da poco prezzo, si riesce normalmente a convincere l’altra metà del cielo (quella nuvolosa) che la stescion non va tanto bene. Si tratta semplicemente di passare davanti a tutte le imprese di pompe funebri e dietro a tutti funerali della zona, per un po’ di tempo e, a parte le ditate su tutte le parti metalliche della macchina, si raggiunge lo scopo di evitare l’ingresso della uegon nella nostra vita. Il problema però è con cosa sostituirla. Naturalmente escluse le “sportive, ‘mazza come va quella” e tutte le alt re che ci costringerebbero ad un salasso (ovvero dalla Seicento in su), rimangono le altrettanto mitiche “berline di seconda mano”. Ovvero quelle auto da 60 milioni chiavi in mano quando sono nuove di pacca, che dopo tre anni ne valgono 2 e ne costano 4 perché putacaso ce le hanno solo i concessionari. Dato che comunque fanno scena e sono grandi (o meglio grosse), il buon papà si rassegna al barcone, cioè all’auto, convinto tutto sommato di aver fatto un buon affare, finché alla prima uscita il solito p…. non gli sfascia il fanalino posteriore 700 000-manodopera-esclusa-consegna-2-mesi-perché-di-quel-tipo-VECCHIO-non-li-fanno-più !

Dopo l’auto ci vuole il seggiolino omologato (50 mila in più solo la parola “omologato”), anche perché non omologati non ne esistono (e chi li ha mai visti ?). Qui di modelli ce ne sono di tutti i tipi, da 0 a 600 chili e da 1 a 200 anni, ma si dividono in due grandi categorie: quelli che vanno bene solo per alcuni tipi di macchina (e qui c’è un’intera lista che comprende naturalmente ANCHE lo spiderino, ma NON la berlinona), oppure quelli universali, nel senso che NON si adattano a nessuna auto. E qui si vede l’ingegno dell’uomo, anzi di due uomini: il primo, il papà, che cerca inutilmente di far sposare il profilo dello schienale del seggiolino a quello del sedile ed il secondo, il progettista, che ha inventato un sistemino di aggancio dello stesso al sedile che sa solo lui come si attacca, ma che non l’ha mai provato.

Entrambi ottengono lo stesso scopo: alla fine il seggiolino viene agganciato al sedile e mentre il papà ci ha guadagnato un esaurimento nervoso (anche noi li abbiamo, non solo le donne), il progettista riesce finalmente a capire come si fa ad agganciare quel coso !

Il pupo poi deve essere caricato in macchina: ora il seggiolino è fatto per l’infante, ma l’infante non è fatto per il seggiolino. Fatto sta che come lo si mette giù l’urlo che tira fa pensare all’allarme aereo e mentre lo si cerca di bloccare con le “cinture di sicurezza” si ha la possibilità di provare la stessa sensazione che si proverebbe a smontare la sirena di un allarme mentre sta funzionando …. 120 decibel sparati da un timpano all’altro senza anestesia !

Poi si carica la carrozzina, o quando è più grande il passeggino. La prima è ingombrante naturalmente, ma le nuove hanno il vantaggio di poterle mettere a mò di sedile, occupando meno spazio. Quindi, a meno che non si sia stati tanto fessi da prendere una di quelle che non si piegano proprio (le famose “di seconda mano”, dove la prima era quella di Maria Antonietta, ma non intendo mia zia, intendo quella ghigliottinata), più o meno si tratta di occupare un solo posto in più.

Il passeggino invece stupisce per il fatto che è sempre più ingombrante della carrozzina, anche essendo oggettivamente più piccolo. Il problema sta in quei maledetti ganci che dovrebbero tenere il passeggino compresso e che regolarmente si aprono, arpionando il passeggino al bagagliaio, o nello spazio fra i sedili dove è stato messo, in virtù di quello spirito di emulazione che ci spinge ad imitare la biondona della pubblicità, ma non nel senso che ci facciamo tutti biondi, ci mettiamo un seno finto (come quello della biondona) e cerchiamo di caracollare su tacchi altissimi, ma più semplicemente infiliamo il passeggino proprio lì dove lo mette lei, ma a lei non si incastra mai !

Il trucco è quindi di cercare di impedire che il passeggino si espanda di colpo, infilandolo dove rimane naturalmente compresso o da un bagagliaio di ridotte dimensioni o direttamente sul tetto. Lo spazio da considerare è 2 volte lo spazio del passeggino da chiuso, perché si aprirà comunque e noi dobbiamo avere il modo di ricomprimerlo prima di estrarlo. Il sistema per il carico e scarico del passeggino è quindi:

Inizio del viaggio

1) Si chiude il passeggino
2) Si bloccano i ganci

Alt ! Rifo, …. dimenticato un particolare ….

1) Si toglie il pupo
2) Si chiude il passeggino
3) Si bloccano i ganci
3) Si sacramenta perché si sono riaperti
4) Si richiude il passeggino e lo si tiene compresso
5) Si infila il passeggino, per esempio nel baule, stando attento che l’operazione va fatta al primo colpo. Se si sbaglia non si riuscirà comunque a togliere il passeggino per sistemarlo meglio, fino alla fine del viaggio
6) Si aspetta che il passeggino si riapra
7) Si chiude il portellone

Alla fine del viaggio le operazioni sono più semplici

1) Si apre il portellone
2) Si comprime il passeggino (altrimenti non lo si estrae)
3) Si toglie il passeggino

A questo punto è fatta: il passeggino è stato trasportato ed è lì fuori .. chiuso perché adesso i ganci funzionano, anche fin troppo bene ( avete niente da fare per le prossime due ore ?)
 
 
 


 

Copyright Claudia Mazzoni 01.01.2001